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"SALA DI DONATELLO"
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7)
Madonna col Bambino, terracotta con tracce di colore, Michele da Firenze
metà del secolo XV.
N. Inv. 410s.
Scultura di ambito
gotico internazionale, in cui si delineano espressamente le movenze e
gli atteggiamenti aristocratici del bambino e della madre. La madre è di una
fisionomia eterea, astraente, senza il minimo coinvolgimento emozionale.
Il bimbo manifesta una timida istanza comunicativa, sempre però pervasa
da un nobile distacco, attributo di una divinità viziata e
inavvicinabile. Il tenero uccellino nella mano sinistra è un mero
accessorio di contorno alla sua scontrosità, che ne attenua lievemente
gli effetti.
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8) Madonna col Bambino detta della mela
(1450-60), terracotta invetriata, Luca della Robbia (1400-1482). Dalle
collezioni mediceo granducali. Al Bargello dal 1869.
N. Inv. 28r.
Immagine
creata con una plasticità magistrale, di squisito candore. Colpisce lo
sguardo attento e consapevole del bimbo intento alla protezione del
frutto. La mela in latino si traduce malum «male», dall’albero della
conoscenza del bene e del male nel giardino dell’Eden. Cristo preserva
con la sua incarnazione divina ogni tentativo di interferenze negative.
Questa potrebbe rivelarsi un’interpretazione fondata in relazione alla
grande cura con cui il bimbo trattiene il pomo. Però, l’immagine
incantevole di Luca della Robbia prioritariamente, con semplicità,
sembra comunicare un aspetto ludico e di delicata naturalezza. I grandi
artisti sono tali per la loro capacità di esprimere all’unisono diversi
messaggi alcuni espliciti altri reconditi, che in virtù del livello di
ricezione emotiva e culturale dell’interlocutore, possono più o meno
manifestarsi prevaricandosi vicendevolmente.
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9)
Madonna col Bambino detta del Roseto, terracotta invetriata, Luca della
Robbia (1450-1462).
N. Inv.
31r.
Opera
universalmente conosciuta, oggetto di innumerevoli riproduzioni. In tale
immagine è manifesta la giocosità umana, affabile e terrena, assai poco
trascendentale del bambino. L’interesse del
bimbo verso le rose (la rosa, fiore della Vergine, simbolo del sangue
divino) e il simultaneo contatto con il seno materno, possono indurre a
riflessioni sul loro significato. Anche in questo esempio, forse è più
opportuno considerare tali aspetti come semplici espressioni di
naturalezza estemporanea, che l’artefice voleva rappresentare
liberamente. Potrebbe rivelarsi rischioso e forse pretestuoso
addentrarsi in avventurose interpretazioni iconologiche.
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10) Madonna col Bambino e Angeli (1455-60),
marmo Agostino di Duccio (1418-1481), dalla chiesa del Carmine a
Firenze.
N. Inv. 481s.
Il raffinato
modellato di Agostino di Duccio ci anticipa le istanze neoplatoniche
della cosiddetta età d’oro laurenziana e gli stilemi dell’artista che ne
fu il più importante interprete: Botticelli. Tralasciamo gli aspetti
stilistici e avviciniamoci alla gestualità, in specifico al particolare
delle mani della vergine e alla loro elegante conformazione. In questo
significativo esempio, le mani nella loro predominanza sugli altri
particolari, sembrano assumere lievi anomalie morfologiche. Tale
accorgimento è semplicemente uno stratagemma, atto a risvegliare
l’attenzione dell’osservatore per spronarne la curiosità e la ricezione
interiore. Le dita sottili e affusolate accentuano il significato
espressivo del gesto.
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11) Madonna col Bambino e Angeli (1475-80)
bottega di Luca della Robbia terracotta invetriata. Dal convento delle
cappuccine a Firenze. Dal 1867 al museo.
N. Inv. 27r.
Altra immagine di
Luca della Robbia, evidenziata dai movimenti naturali del bimbo e dallo
sguardo grave della madre.
Il bambino
in questa immagine sembra manifestare una semplice gestualità infantile
senza valenze simboliche. Il dito portato alla bocca forse è
semplicemente un atteggiamento ludico, spontaneo. Mentre la madre tocca
distrattamente il piede destro del figlio, la sua meditabonda
introversione sembra preludere profeticamente al destino del bambino
divinamente segnato.
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sala di
andrea della robbia
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