"SALA DEGLI AVORI"

 

1) Madonna in trono con Bambino, scultura lignea policroma, arte Umbra secolo XIV.

N. inv. 12s.l.

 

Immagine arcaica, di estrema frontalità. Nonostante alcuni aspetti marcatamente occidentali, la fissità ieratica dello sguardo e delle pose è un esplicito retaggio bizantino. La mano di Maria posata energicamente sul ventre del figlio è una manifestazione del potere protettivo, attributo intrinseco della madre divina. Il bimbo è perfettamente consapevole, apre le braccia in guisa dell’orante, (durante la messa ben cinque volte il celebrante propone questa postura) mentre la mano destra esegue il gesto della benedizione latina. L’iconografia del gesto benedicente è espressione diretta della tradizione ecclesiastica romana e del suo retaggio culturale. Tale modo di porgersi verso l’interlocutore possiede nella sua essenza, sedimentato nei secoli, il ricordo del gesto allocutorio romano.

 

 

 

 

 

2) S.Anna Madonna e Bambino, scultura lignea dipinta e dorata, arte Francese secolo XIV.

N. Inv. d.1.p.92.

 

Opera lignea, contraddistinta dalla peculiare triade iconografia, che successivamente, nel XV secolo acquisirà uno statuto d’eccellenza, con le meditazioni artistiche di Masaccio e Masolino. Nella conformazione rappresentativa delle tre raffigurazioni, risulta singolare l’alternanza simmetrica dei movimenti rotatori delle singole teste, quasi cadenza ritmica, musicale. Le dimensioni di S. Anna, proporzionalmente quasi raddoppiate rispetto alla madre e al figlio, sembrano relegare alla santa un livello di importanza prioritario in questo contesto iconografico.

 

 

 

 

 

3) Madonna col bambino e santi, tempera su tavola, Duccio di Boninsegna (1255/1318).

 N. Inv. 707 varie.

 

In questa immagine sacra, di rara qualità formale, sono espressi i significati intrinseci del togliere o mettere il velo. Il bimbo afferra con fare deciso il velo della madre. Velare e svelare segnano un passaggio da un’identità conoscitiva a un’altra. Ma possono anche esprimere altre simbologie significative. Togliere il velo può difatti assumere valenze salvifiche ed esprimere il passaggio dalla morte - intesa come corruttibilità dell’esistenza - alla vita, in questo caso manifestazione allusiva della Gerusalemme celeste.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

4) Madonna col Bambino, avorio, scuola francese fine XIII inizi XIV secolo.

N. Inv. 68c.

 

Questo esempio di piccola statuetta d’avorio, di fattura raffinata, risulta interessante per il gesto della madre di finalità indefinita. Forse è un semplice mostrare un pomo a un ipotetico fruitore esterno, oppure trattasi di una offerta del medesimo frutto verso il figlio. Tale tipologia iconografica, espressa dall’uso del dito pollice, indice e medio per ovviare alla presa, mentre mignolo,e anulare si protendono verso l’interno, corrisponde a parametri abbastanza diffusi. Non è facile sondare le origini storiche di questa modalità. In pittura però, uno dei primi artefici paradigmatici che interagirono con questo stilema espressivo e ne divulgò l’archetipo fu Simone Martini.

 

 

 

 

 

5) Statuetta di Vergine col Bambino, legno di bosso, arte Renana secolo XIV.

N. Inv. 351c.

 

Piccola immagine scolpita nel bosso (legno cromaticamente anteposto all’ebano e dalla similare consistenza materica) di mirabile raffinatezza estetica. In tale scultura sono presenti gli stilemi tradizionali inerenti allo stile gotico: grande eleganza formale, posa arcuata e ritrosità aristocratica della vergine, veemente classicità dei modi del bimbo indicante un passo delle sacre scritture. Tra medioevo e rinascimento, il "libro d’ore" privato si impone iconograficamente rispetto ad altri attributi derivati dai vangeli apocrifi come i fusi, la tessitura, il cucito, il cestino con aghi ditale e forbici. Il bambino usa il dito per indicare i versi sacri. Uno dei primi esempi in pittura, di mano come segnalibro si riscontra nelle opere di Simone Martini.

 

 

 

 

 

 

6) Madonna col bambino, avorio parzialmente tinto, arte francese fine XIII sec. inizi XIV.

N. Inv. 84c.

 

Opera caratterizzata dall’estrema naturalezza di quattro diversi atteggiamenti, simultaneamente rappresentati. Mentre il bimbo è in posizione eretta, con la mano sinistra sostiene un uccellino forse una rondine, con la destra tocca il velo della vergine che a sua volta sfoglia il libro sacro e osserva amorevolmente il figlio. Abbiamo già interagito nell’immagine dipinta da Duccio con la complessa simbologia del velare e svelare, anche se in questo esempio sembra più opportuno ricollegare il gesto ad una semplice manifestazione affettiva. L’ipotetica rondine, metafora della stagione primaverile, ci ricorda l’annunciazione e la risurrezione. Anche in questo caso è evidenziata l’importanza acquisita dal libro nelle rappresentazioni sacre. I personaggi divini, mitologici del passato o della contemporaneità, nelle loro rappresentazioni erano spesso dotati del "codex"e di riflesso promulgavano la sua forte essenza comunicativa.

 

 

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