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AFFETTIVITA' E TRASCENDENZA

 

 

Le immagini sacre conservate al Museo del Bargello, destano ammirazione non solo per la qualità artistica formale, o per l’impatto emotivo generato dalla fama universale dei loro artefici, ma anche, e in maniera più diretta, per la varietà di pose, gesti, atteggiamenti di delicata espressività, che accompagnano la loro evoluzione stilistica.

        Proprio in virtù di questo interesse più indirizzato alla gestualità intimista che al clamore dei grandi nomi, in questo itinerario tematico sono state fatte delle scelte esclusive, nel tentativo di valorizzare la semplicità comunicativa e confidenziale anche di opere considerate "minori" del panorama storico artistico europeo.

        Ammirando questi capolavori viene naturale immergersi nel gioco seduttivo della loro gestualità, nella mimica cordiale, o a volte scostante, austera. Attraversare questo spazio emotivo significa rivisitare la sensibilità di un’epoca con l’obiettivo di coglierne l’essenza più vera.

        Ma se da un lato risulta immediato e naturale percepire in esse la semplicità espressiva, il loro universo di segni e pose, rimanda anche ad aspetti e significati più profondi, di non immediata interpretazione, con i quali proveremo a colloquiare, dove è possibile farlo, senza azzardare interpretazioni inopportune.

        L’itinerario tematico si sviluppa attraverso i due piani superiori della struttura museale con la visita di sette sale: Sala degli Avori, Sala di Donatello, Sala di Andrea Della Robbia, Sala dei Bronzetti, Sala della collezione Carrand, Cappella del Podestà e Sala del Verrocchio.

        Avviciniamoci adesso ad alcuni esempi di questo percorso.

 

sviluppo dell’itinerario

 

Questo viaggio nel sacro e nel profano, nel sentimento e nell’ascesi inizia nella Sala degli Avori, con una scultura lignea di scuola umbra del XIV secolo. Qui il bimbo è rappresentato in una coesistenza di due atteggiamenti differenti: il gesto a braccia aperte dell’orante, che rimanda a certe immagini di ispirazione classica di epoca paleocristiana e la tradizionale "benedizione latina", dove il pollice, l’indice e il medio della mano destra sono rivolti verso l’alto. Sebbene tali caratteri siano espressioni tipicamente occidentali, la frontalità di tale immagine ci comunica particolarmente, suggestioni orientali, bizantine.

        Nella Sala di Donatello scopriamo il mondo cortese e aristocratico del Gotico, attraverso la terracotta di Michele da Firenze, dove Maria e Gesù esprimono con scontrosa diffidenza la loro rispettiva divinità. Questa è anche la sala nella quale prendiamo contatto con alcune opere del primo Rinascimento toscano, di Luca della Robbia e dello scultore prebotticelliano Agostino di Duccio. In tali rilievi è maggiormente esaltata l’umanità affettuosa e materna della madre, in questo caso madre terrena, compiacente della giocosa naturalezza del bimbo quasi inconsapevole del suo ruolo predestinato.

        Nella Sala di Andrea Della Robbia si sviluppa ulteriormente questo stile, tramite la Madonna degli architetti di Andrea della Robbia, nella quale è gratificante osservare l’ atteggiamento curioso del figlio che si porta alla bocca l’indice della mano sinistra. Forse è una riconsiderazione in chiave moderna con aggiunta di giocosità, del "gesto del silenzio", che non suggeriva la moderazione dell’intensità acustica delle parole, ma proteggeva la preghiera da eventuali forze negative.

        Quando entriamo nella Sala della Collezione Carrand il contesto spazio temporale si amplia tramite l’incontro con l’arte fiamminga del ‘400, con il suo carattere fortemente naturalistico, manifestato particolarmente nella tenera benevolenza e curiosità del bimbo. La stessa umanità giocosa del bimbo, stavolta però cosciente della propria "divinità", la ritroviamo nel trittico Carrand di Giovanni di Francesco, all’interno della Cappella del Podestà. Mentre nella Sala del Verrocchio la vergine che adora il bambino di Antonio Rossellino, trasforma la sua affettività di madre in una devozione esemplare; separata fisicamente dal figlio, lo contempla senza coinvolgimenti emotivi.

        Infine la Sala dei bronzetti ci proietta più avanti nel tempo, verso il manierismo della scuola del Giambologna. Il gesto del bimbo che solleva la mano destra è ripreso dall’arte greca e romana, ed esprime la volontà di accogliere preghiere e richieste di protezione.

        Tale percorso, delineato tra gli aspetti confidenziali e divini di umanità e trascendenza, delimita quindi lo spazio, lo circoscrive appositamente per farci soffermare sul particolare. Tale effetto non esclude il contatto con gli altri capolavori del museo, anzi regala un pretesto per avvicinarsi ad essi, in maniera indiretta, meno dispersiva.

 

inizio percorso

 

Nicola Fontana

 

 

Bibliografia per approfondimenti:

 

l. bartoli, La chiave per la comprensione del simbolismo e dei segni del sacro, edizioni Lint, Trieste 1982.

v. saladino, Dal saluto alla salvezza valori simbolici della mano destra nell’arte greca e romana, in Il gesto: nel rito e nel cerimoniale dal mondo antico ad oggi, a.c. di s. bertelli, m. centanni, Ponte alle Grazie editrice, Firenze 1995, pp. 31-52.

m. centanni, Velare, svelare: dai misteri pagani a "Le età della donna" di Hans Baldung Grien, in Il gesto: nel rito e nel cerimoniale dal mondo antico ad oggi, a.c. di s. bertelli, m. centanni, Ponte alle Grazie editrice, Firenze 1995, pp. 176-198.

r. mancini, Il dito sulle labbra: mitologia e politica di un gesto, in Il gesto: nel rito e nel cerimoniale dal mondo antico ad oggi, a.c. di s. bertelli, m. centanni, Ponte alle Grazie editrice, Firenze 1995, pp. 140-175.

g. dalli regoli, Il gesto e la mano : convenzione e invenzione nel linguaggio figurativo fra Medioevo e Rinascimento, L. S. Olschki editore, Firenze 2000.

a. chastel, Il gesto nell’arte, Laterza, Roma-Bari 2002.

 

 

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Dott. Nicola Fontana C.T.U. Tribunale di Firenze - Via Palestro 4 - 50123 Firenze Tel. 055-21-75-32 / 338-540-62-59 arteantiquaria@alice.it